CRISTIANESIMO E POLITICA
Venezia 15 11 92
Ho iniziato a studiare il pensiero di Don Sturzo. In particolare mi riferisco agli articoli sul Partito Popolare apparsi su A/Esse, rivista che mi viene inviata probabilmente per la mia appartenenza alle Acli. Il discorso di Don Sturzo parte dal presupposto che il Cristianesimo è il fondamento della democrazia. C'è inoltre nel suo discorso politico un riferimento alla lotta sociale come fattore dinamico che porta all'affermazione dei diritti che spingono innanzi i ceti più umili. C'è poi un preciso distacco dal proposito di organizzare un partito dei cattolici.
Il Partito Popolare è un partito di cittadini che ha finalità ed interessi peculiari, diversi, nel quale si possono ritrovare però persone che si riconoscono nel suo programma politico, sebbene non si riconoscano nella Chiesa Cattolica o nella Religione Cristiana.
Il mio interesse per il Partito Popolare è dovuto al fatto che da un po' di tempo, data la corruzione di alcuni uomini politici democristiani, da più parti si chiede un ritorno alle origini, ad un partito diverso, puro, come taluni definiscono il partito di Don Sturzo.
Ebbene, io trovo che porre alla base della democrazia il cristianesimo sia come porre a base di una colonna una sinfonia di Beethoven. Non è compatibile, è su di un altro piano.
Rileggevo poco fa il Vangelo, il discorso della montagna. Portare la spada amando il proprio nemico, usare la forza dell'amore invece di quella delle armi: che follia, tutti ti crederanno pazzo. Non così va il mondo e chi vuole guidarlo non può seguire regole che sono l'esatto contrario dell'ordine naturale. Insomma il Nuovo testamento non dà assolutamente indicazioni politiche su come governare. Gesù si rivolge ai singoli o a famiglie e quando parla attraverso le parabole non vuole fare discorsi politici, ma ottenere la riflessione e l'adesione alle sue teorie da parte dei presenti.
Chi segue davvero il Vangelo di Gesù, segue una strada diversa da quella indicata dall' Anti- co testamento dove si parla di Re, popoli e guerre. Il Nuovo Testamento supera l'Antico, ma non lo cancella. Le sue regole possono valere ancora se ci volgiamo verso la terra. Se invece guardiamo verso il cielo, se seguiamo la ricerca spirituale indicata da Gesù, non diventeremo né capi né principi, ma saremo gli ultimi, i più poveri, i peggio vestiti, i più umili perché loro è il regno dei cieli.
Se un Re, cioè un capo politico vuole seguire Gesù, deve deporre la sua veste, spogliarsi del suo potere, rinunciare al comando. Così deve fare se così Iddio gli chiede di fare.
Ci sono però uomini e donne che sono chiamati a governare e ad occuparsi di problemi materiali, terreni: ebbene costoro se vogliono governare debbono metter da parte il Vangelo e seguire altre regole che sono vicine alla volontà di Dio, che presiedono al governo ed al buon governo di popoli e nazioni. Non è questo l'argomento centrale e neppure secondario dell'in -segnamento di Gesù. Questo equivoco è legato alla storia stessa della Chiesa, al suo trasformarsi da Chiesa dei perseguitati e dei poveri delle catacombe in Chiesa dei potenti, dei re, dei nobili che la useranno come scudo per continuare la loro politica di potere.
Del resto, che cos'è l'unità dei cattolici se non il desiderio di essere forti, di contare nella società, di evitare le persecuzioni e il martirio? E il Partito Popolare, che non si pone come forza unificante del mondo cattolico, non è forse anchre lui nell'errore quando pretende di far passare valori cristiani usando una strada che mi sembra essere del tutto estranea al discorso di Gesù? Spesso la Chiesa, attraverso le sue istituzioni ha sopperito, nel corso della storia a mancanze e limiti della società civile, ma sempre ha pagato un prezzo molto alto in cambio di questo servigio: la perdita della propria identità e un rivolgersi verso problemi temporali che spesso determina un allontanarsi dai luoghi elevati, sacri, verso i quali soltanto, a mio parere, essa dovrebbe rivolgersi.
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