
"IL DIVORZIO IN S. MATTEO"
"Io poi vi dico che chiunque manda via sua moglie, ( salvo il caso di fornicazione), e ne sposi un’altra, commette adulterio, e chi s’ammoglia con la donna ripudiata diventa adultero."
Quella sera di febbraio pioveva a dirotto a Mede ed io alloggiavo presso la Locanda Italia. Nel pomeriggio girovagai per Mede senza meta ed acquistai un orologio per il concorso creativo organizzato nella scuola, orologio che, assegato come primo premio dall’Amministrazione Comunale che patrocinava la manifestazione, tra l' altro, non mi è mai stato pagato.
"Prova a far domanda al sindaco…", "Venga e ne parliamo, la aspetto lunedì alle dieci nel mio studio."Parlare di cosa? Questa è gente che amministra il bene pubblico, gestisce bilanci di miliardi e non paga un orologio ad un insegnante che organizza concorsi creativi per bambini a favore dell'Unicef. Anche questa è purtroppo l’Italia di oggi.
Torniamo al mio pomeriggio piovoso: rientrato in albergo dopo una doccia rilassante e prolungata mi sdraiai sul lettino della mia piccola stanza e accesi la TV. Non trsmetteva nulla di interessante. Presi la mia valigetta e guardai cosa c’era dentro: un po’ di tutto, ma una cosa che non manca mai è il Vangelo. Non conosco alcun libro che si possa rileggere all’infinito come questo senza stancarsi mai.
E’ un piccolo libro azzurro edito dalla Libreria Editrice Fiorentina a cura della Compagnia San Paolo, con la prefazione del Cardinale Schuster, pubblicato nel 1926. Lo trovai nel cassetto di un vecchio comò della mia casa di Pieve Porto Morone. Rimasi come fulminato. Quello che mi colpì fu quella frase: salvo il caso di fornicazione. Commette adulterio chiunque manda via sua moglie e ne sposa un’altra, salvo. Ma allora se uno chiede il divorzio dal consorte che l’ha tradito e si sposa di nuovo, non commette adulterio! Allora perché la Chiesa non ammette il divorzio in questo caso?
Cominciarono ad affacciarsi alla mia mente un mucchio di pensieri. Decisi di documentarmi meglio e di andare con i piedi di piombo. Ne parlai con una collega docente di religione, la Prof Sturla, che mi portò un Vangelo dove la traduzione era differente, al posto di moglie era scritto donna e al posto di salvo il caso di fornicazione era scritto salvo il caso di concubinato. In questo modo veniva eliminata l’unica eccezione riguardo alla possibilità di sciogliere il vincolo matrimoniale, perché sciogliere un rapporto di concubinato non comporta certo necessità di divorzio. Quella traduzione però non mi convinceva. Tradurre il latino fornicationem o il greco porneia con essere concubini e il latino uxorem con donna mi sembrava un forzare il senso del testo: si trattava evidentemente di una traduzione intenzionale e non rispettosa del testo. Decisi comunque di lasciar sedimentare le cose, rendendomi conto della delicatezza del problema. Ne parlai con Don Pietro, il Parroco dei Casoni di Pieve Porto Morone che mi diede alcuni testi da consultare, tra i quali "La vita di Gesù Cristo"di Giuseppe Ricciotti. Il Ricciotti, a proposito del punto controverso, dice: "Matteo, con la sua particolare difficoltà, ha tutte le apparenze di aver conservato meglio l’insieme delle parole di Gesù."(Par. 480, pag 570 ), e continua più avanti: "Si noti che i Farisei hanno domandato a Gesù – Se è lecito rimandare la propria moglie per qualsiasi causa -, intendendo senza alcun dubbio il divorzio ebraico; Gesù in risposta ha dichiarato lecito tale rimando nel solo caso di fornicazione (adulterio) della donna."Più oltre però aggiunge: "Gesù dunque ha concesso non il divorzio, bensì la separazione. Ma i Giudei sapevano distinguere tra divorzio e separazione?". Già, aggiungo io il Ricciotti si tira fuori dai guai inserendo questa sottile distinzione tra divorzio e separazione, inventandosela di sana pianta.
Gesù ha detto che se uno lascia la moglie e ne prende un'altra commette adulterio eccettuato il caso di fornicazione. Così è scritto. Gesù ha dato un’indicazione che segue la logica della giustizia e dell’amore, sta a noi raccogliere la sua indicazione. Già, perché l’amore, quell’amore che unisce uomo e donna fino a farne un’unica carne può anche finire quando in quell’unica carne ne entra un’altra. Non è una questione puramente materiale, di corpi e basta.
Credo che si sia santi nel proprio corpo prima che nella propria anima. Un corpo santo non commette peccato perché non ne prova il desiderio o per meglio dire non manda alla mente segnali e stimoli che la possano turbare. E l’anima per me è legata indissolubilmente all’essere completo dell’uomo, che comprende mente e corpo, sensi ed intelletto. Qualcuno sta peparando un roghetto per me in qualche piazza? L'uomo non tenga unito ciò che Dio ha sciolto. Mi riferisco in questo caso non all’adulterio, che non è certo ispirato da Dio, ma alla vittima di questo. Che il Signore, secondo le parole di Gesù scioglie dal vincolo con il compagno che lo ha tradito e quindi lascia libero di risposarsi. E l’altro, il traditore, l’adultero? Gesù lo ha detto: va e non peccare più. Anche l’adultero o l’adultera possono trovare di nuovo la strada della pace interiore e dell’amore vero. Spesso persone sole, tradite, senza prospettiva di poter vivere un nuovo periodo di felicità e di amore, finiscono preda di corvi e vivono rapporti di non amore, di squallidi legami fisici se non addirittura di palese interesse. E i figli? Chi ama sinceramente un uomo o una donna non può non amare anche la sua prole. Questo mio scritto è indirizzato alla Chiesa Cattolica Romana e vuole lanciare un caldo appello perché sia riconsiderata la posizione di coloro che hanno divorziato o si sono separati a causa dell’adulterio del coniuge e che vivono questo dramma senza potersi ricreare una famiglia. Io non chiedo riforme o innovazioni, io chiedo che si rispetti quanto sta scritto nel Vangelo. Nella povertà affettiva, nel grave disagio di chi è solo ed emarginato vi è una povertà spesso più grande di quella dovuta alla mancanza di beni materiali. E’ la mancanza d’amore, quella mancanza il cui vuoto rende a volte persino disumana la vita.
Pieve Porto Morone 12-1-1992
Sono passati pochi giorni da quando ho inviato la mia missiva e mi arriva una prima risposta: è la Segreteria del Cardinale Martini che mi comunica che, essendo il Cardinale in partenza per l’estero, non ha avuto tempo di leggere il mio scritto.
Passa ancora un po’ di tempo, è domenica, sono ospite di Marta. Leggo il giornale del papà di Marta, montanelliano di ferro, un articolo attira la mia attenzione, il titolo dice: -"Assistiamo i divorziati"prudente apertura del Papa -
--Le persone divorziate e risposate devono avere assistenza pastorale, ma si deve ripettare il diritto canonico --.
Mi viene un colpo: che sia per merito del mio scritto? Non lo saprò mai, ma mi piace pensarlo.
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