Giorgio Lanzani’s paintings

Game of chance  click here to enlarge

1987 - watercolours on China ink

(cm25/18)

 

 

Crazy colours

1999- watercolours on China ink

(cm19.5 / 10)

 

 

choir

1999 –guitar oil pastels

 (cm19.5 / 10)

 

 

unbelievable

2002 - watercolours crayon

 (cm19.5 / 10)

 Di solito i critici d’arte che hanno analizzato i lavori di Giorgio Lanzani pittore hanno parlato di fantasia, di trame alla Mirò eccetera, calcando la mano su una presunta parentela tra i suoi segni e quelli del pittore spagnolo. In realtà se si vuole davvero capire da dove parta l’ arte pittorica del L. bisogna invece partire dal L. stesso o per meglio dire dai suoi scarabocchi. Lavori giovanili fatti in classe tra uno sbadiglio e un interrogazione, lavori che spesso sono quasi indecifrabili a causa delle ripetute correzioni e modifiche. I lavori del L. maturo per meglio dire del L. a partire dal 1978/79 sono degli enormi scarabocchi colorati sempre più raffinati e sottili. Arte dell’inconscio come del resto si sa sono gli scarabocchi, ma arte con la A maiuscola dacchè l’inconscio del nostro artista ci parla di un cosmo interiore, di una armonia che si ripercuote nel segno pittorico. Segno di grande qualità e raffinatezza del resto. Lo Zio Giuseppe Castrovilli,  pittore figurativo di ottimo livello, rimase sbalordito e non voleva credere un volta che un disegno a china fatto dal L., che raffigurava una fittissima ragnatela, fosse stato fatto a mano libera. Ebbene le costruzioni fantastiche del L. sono del tutto arbitrarie, inesistenti, vivono solo nel suo segno non hanno rapporti col reale. C’è poi un che’ di tecnologico in questi disegni, una tecnologia che collega un pezzo all’altro del puzzle creando una specie di movimento, di meccanismo al quarzo che fa vivere tutti gli oggetti in relazione l’uno con l’altro.

Il lavoro più riuscito del L. è senza dubbio “Gioco d’azzardo”, un piccolo quadro che contiene una miriade incredibile di forme e colori e dal quale si potrebbero trarre come minimo una dozzina di quadri completi.

I quadri del L. sono in effetti dei bozzetti che a lui non interessa più sviluppare. A lui non interessa creare il lavoro eclatante, formalmente ineccepibile, da appendere in salotto sopra al divano magari abbinato ad un altro in stile. Quello che gli interessa è il costruire un mondo finito che si autoregga in un meccanismo più  o meno complesso e che sia capace di creare una armonia. E qui la parola armonia ci parla di musica, di musicalità: si sa che il L. è in primo luogo un compositore e che la ricerca armonica è la base per qualsiasi compositore per costruire un’ arte sua propria originale. Dunque una musicalità di piccole trame, di momenti magici che però non disdegna di ambire anche alla costruzione di opere di ben più vasto respiro come l’opera Amleto alla quale sta attualmente lavorando.

Per concludere si tratta di arte genuina, praticata solo in momenti particolari della vita dell’artista, che vede una produzione vastissima di piccole miniature, preziose trame acquerellate e collegate da flebili segni di china. Un mondo tutto suo originale e già solo per questo di grande valore, che possiamo definire Postastrattismo.

 

B V Kampos

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