Musica in libertà
In quel periodo abitavo a
Marghera e insieme agli amici della Cita e della sede di Lc decisi di
organizzare un concerto in piazza Concordia. Mi aiutò in particolare un giovane
operaio di nome Giordano. Contattai alcuni musicisti di Venezia Lanfranco
Lanza, Giannantonio e Fabio Treves da Milano con un piccolo gruppo che non era
ancora la Treves BB.
Andai in questura a Venezia a
chiedere i permessi e feci stampare un po’ di manifesti da attaccare sui muri
di Marghera. Arrivato il momento clou telefonai a Giannantonio che doveva
portare l’impianto voce e che era il referente più importante per me. Ricordo
che ero in sede di LC in via Dante a Mestre e telefonai al numero che Giannantonio
mi aveva dato. Rispose dall’altra parte una voce perentoria maschile, con
accento lievemente meridionale: - Qui Carabinieri di Castello , desidera? - Io
rimasi di stucco e appesi la cornetta perplesso. Che sia un contatto? Che i
carabinieri tengano sotto controllo il nostro telefono ? Poi rifeci di nuovo il
numero e di nuovo rispose la stessa persona con la stessa frase. Appesi di
nuovo e poi disperato poichè senza Giannantonio non sapevo come fare per
trovare un altro che mi fornisse l’impianto decisi di chiarire la cosa. Terza
telefonata: - Pronto Carabinieri di Castello desidera? - (piuttosto incazzato)
- MI scusi ma mi ha dato questo numero di telefono un amico di nome
Giannantonio che suona la chitarra.. –
Mio figlio è ! – rispose il maresciallo dall’altra parte. Chiarito
l’equivoco ( Giannantonio era il figlio
del Maresciallo di Castello e abitava
con la famiglia nella caserma), tutto andò bene, la musica incantò il
quartiere; piano piano arrivarono anche quelli del Pci e il segretario della loro
sezione ballava come un matto in mezzo alla piazza. A mezzanotte dovevamo
smettere ma andammo avanti ancora un po’ :“Let’s work together, come on come on
let’s work together” e un Tir ricordo si fermò e l’autista, abbassato il
finestrino si godette la musica fino all’ultimo, mentre una lucetta rossa intermittente illuminava il
suo volto.