I RACCONTI DELLO ZIO GIORGIO

 

Cro Cro era un ippopotamo molto magro che soffriva di anoressia. Si era innamorato di un bella ippopotama di nome Sbiricchina e non era ricambiato. Così se ne stava tutto il giorno triste e afflitto a mollo nel fiume Bru e piangeva singhiozzando in modo sommesso.

Gli si avvicinò un giorno la gru Era Clea ( nobile di casato che invece soffriva di bulimia ed era così grossa che non poteva più volare: aveva una massa enorme tale quale un jumbo jet, pensate). Visto l'ippopotamo così afflitto gli chiese il perchè del suo dolore e lui le raccontò la sua storia.

Era Clea si commosse e si innamorò del povero Cro Cro e decise di dedicare la sua vita a consolare il povero animale. Già caro lettore perchè pur sempre di animali si tratta ...

Cro Cro si commosse a sua volta e per la prima volta nella sua vita si sentì amato e così nacque tra i due una tenera passione...

 

 

Dovete sapere che il papà di Cro era un ippopotamo snaturato che metteva al mondo figli e poi se ne andava a zonzo a gozzovigliare senza più preoccuparsi di loro. Sua mamma invece era una famosa ippopotama mezzo soprano mezzo no, che non pensava ad altro che alla sua carriera e che non aveva mai tempo di accudirlo. Era nonna Potamona che di fatto lo aveva allevato meglio che poteva , ma non aveva potuto far niente per bloccare la terribile depressione di Cro' che ormai pesava, pensate due grammy awards e mezzo senza l'osso! Nacque così una bella storia d'amore direte voi e i due bestii tornarono ad una dimensione ed un peso normali...

Purtroppo no, cari miei. Dovete sapere che era al governo nella palude un re che non tollerava amori tra i diversi e come venne a sapere della storia appena nata lì mandò a chiamare e fece loro una bella ramanzina minacciando tremende pene nei loro confronti e gravi sciagure per tutta la comunità se si fosse tollerato uno scandalo di tale entità. Cro ed Era continuarono a volersi bene ma dovettero smettere di frequentarsi e fingere di niente. Che tristezza direte voi, già…però dovete sapere che di nascosto la moscerina Priscilla portava all'uno e all'altro dei piccoli messaggi in codice e così, anche se in modo clandestino il loro amore non finì mai.

Putroppo però restarono uno magro magro quasi invisibile e l’altra grossa grossa, ben identificabile persino dai satelliti !

 

 P.S.  Oggi mi è arrivata un e-mail da parte della moscerina Priscilla con cui sono in rapporto di amicizia da quando abbiamo attraversato assieme il fiume Mekong nell’estate dell’ 89, io a bordo di un Defender Land Rover e lei appiccicata al lunotto posteriore. Bene, Priscilla mi racconta delle grosse novità: pensate che il re è stato cacciato per una rivolta della palude contro una sua legge che vietava di mangiare pasticcini la domenica e al suo posto è stata incoronata regina proprio Priscilla che si era fatta amare da tutti gli animali per la sua umanità  ( si fa per dire...). E Cro ed Era ? Vivono assieme e sono felici: se andate alla palude li potete vedere abbracciati che guardano la luna ai bordi del secondo stagno da destra, chiamato Stagno delle Rimembranze….

 

 

LA VERA STORIA DELLA TOPA MODEL  EUFEMIA

 

Ehi amici vi ricordate la palude, quella palude nella quale abbiamo visto vivono i nostri amici Cro Cro ed Era Clea con la moscerina Priscilla e tutti gli altri animali ?

Ebbene oggi voglio raccontarvi la storia della Topa model Eufemia che se  andate alla palude, potete trovare vicino al primo stagno a sinistra venendo dalle Montagne di Cioccolato. E’ chiamato lo Stagno dei fiori d’acqua  perché è pieno di  fiori acquatici ( e di rane e girini che prendono il bagno).

Bene se ci andate trovate ai bordi dell’acqua la Topa Model Eufemia .

 

 

Eufemia è stata un tempo una vera regina di bellezza, ma oggi ha una certa età e per sbarcare il  lunario ha aperto un’edicola o per meglio dire una bancarella dove tutti gli animali possono trovare i loro giornali preferiti. Dovete sapere che siccome gli animali sono una quantità infinita, sono così tanti che neanche il Signore dopo averli creati se ne ricorda tutte le specie, non è possibile scrivere giornali in tutte le lingue che parlano e dunque i giornali sono solo fogli pieni di immagini stampate su grosse foglie di alberi che crescono qua e là nei dintorni. E sapete che immagini riportano ? Sempre quelle degli animali e animaletti che si divertono a guardare le loro prede preferite. Gli unici che non amano leggere sono i pesci perché non possono uscire dall’acqua a prendersi i loro giornali e questa per Eufemia è una grossa perdita.

Beh non divaghiamo e torniamo a Eufemia, ma eccola è qui davanti a me facciamoci raccontare da lei stessa la sua storia….

Vuoi sapere la mia storia…  Eh sì hai ragione, è davvero una gran bella storia. Pensate che sono nata in una favela alla periferia di Brasilia e lì sono stata felice con i miei amici topolini fino all’età di sei anni. Rosicchiavo qualche crosta di formaggio tutte le sere o al mercato di notte mangiavo quello che restava delle vendite del mattino. Dormivo in un sacchetto di carta con tanto di porta fatta da un mezzo guscio di noce e dentro avevo tutte le mie provviste: potevo vivere per più di un mese con quello che mi ero portata dentro. Un giorno però i padroni della casa nella cui cantina abitavo, presero un grosso gatto bianco e nero con dei grandi baffoni e con una fame arretrata  che quella  di tutti i topi dell’America Latina al confronto faceva ridere.

Così fui costretta a fuggire con tutta la mia famiglia, i parenti e gli amici e dovetti lasciare la mia casa e la mia scorta di provviste!

Fu terribile all’inizio, ma poi la disgrazia si trasformò in fortuna. Infatti andammo di notte a zonzo e arrivammo in centro alla città di Brasilia. Lì i topi erano evoluti e avevano un tenore di vita che noi neanche ce lo immaginavamo. Pensa che abitavano in gallerie sotterranee con tanto di fiumi e tutto il resto ! La mia grande fortuna era che io ero nata bella , già… Veramente tutta la nostra famiglia aveva questa caratteristica, mio papà e mia mamma erano stati da giovani due rubacuori e così anche i miei fratelli. Io ero come dire molto carina. Non avevo misure da super topa ma avevo due occhietti piccoli e luminosi e quando zampettavo i topi mi guardavano con certi occhi.

Fu così che fui notata da un topo fotografo che cercava una modella per una serie di servizi sulla moda estiva, costumi da bagno e vestiti da sera.

Cominciai la mia carriera giovanissima e arrivai a guadagnare forme di grana da sfamare un esercito di topi.  Fu ad un ricevimento che conobbi Piedinho de oro, il campione di calcio della nazionale topi brasiliana.  Ci innamorammo e mettemmo su una bella famiglia: ora i nostri figli sono in giro per il mondo e non ce n’è uno che non abbia fatto una bella riuscita.

 Poi gli anni sono passati e la bellezza si sa, se ne va con loro e così mi sono ritirata qui a vivere sulle sponde dello stagno e tengo questa bancarella di giornali per animali, ma sono felice e non cambierei la mia vita con quella di nessun altro.

Ciao Eufemia e grazie per la bella storia che ci hai raccontato, torneremo presto a trovarti così ci racconterai ancora le storie avventurose della tua vita da vera topa model.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’incontro con “SirPacchione

 

Lasciata Topa model mi dirigo verso il grande Lago dei Cigni e sto per arrivare quando da una siepe sbuca un serpacchione. ( Sarebbe un serpente grasso e senza denti ) . Ehi - gli dico- serpacchione sai dirmi dov’è la distesa dei ghiaccioli al limone ?

 

 

Mi guarda con alterigia e disprezzo , mette un monocolo per vedermi meglio e poi di rimando – “SirPacchione please. Credi di avere a che fare con qualche biscia da prato ? Io sono Eleuterio, nominato Sir dalla regina delle trote in persona per aver spaventato , quando ero giovane e con i denti, tutti pescatori che stavano alla larga dal lago!. Allora avevo oltre ai denti  un veleno micidiale che solo a sentirne l’essenza gli ometti cadevano a terra stecchiti. Adesso lo so, sigh, sono vecchio e malandato, ma nobile perbacco e con tanta saggezza in più tanto che mi hanno fatto sindaco!-

- Sindaco – faccio io di rimando – ma non era la moscerina Priscilla la regina della Palude ?-  - Già lei è la regina e si occupa delle questioni di stato, io sono sindaco e mi occupo delle questioni di tutti i giorni, di quanti loculi ci vogliono al cimitero, di quelli che non pagano le tasse sui rifiuti, di quelli che violano il codice bestiale, di quelli  che insomma fanno tribolare le bestie per bene essendo bestiacce senza educazione.-

Oh bella – faccio io – non pensavo che anche tra voi animali ci fossero certi problemi.!- Beh allora mi sai dire dov’è la distesa dei ghiaccioli a  limone ?-

E lui – Intanto non pensare di trovare dei ghiaccioli già pronti da mangiare incartati e tutto. Si tratta di una banchisa spessa di ghiaccio che ci siamo fatti spedire dalle nostre cugine foche monache dal Polo Nord e che poi abbiamo insaporito cospargendola di succo di limoni spremuto dalle scimmie devote a S. Limone da Padova. – S. Limone ? faccio io -  Non sapevo che anche le piante potessero diventare sante.

- Certo anche le piante da noi sono considerate come tutti gli altri, non siamo mica ignoranti come voi esseri umani che le disprezzate e le trattate come cose. Le piante vedono, capiscono, amano come tutti noi, solo stanno in silenzio per ascoltare il rumore del vento, che fa stormire le fronde , il canto degli uccellini e qualche volta ridono come matte a sentire il grugnito dei porcelli…-

Beh comunque scusami, ma non ho tempo da perdere ho una riunione tra pochi minuti per decidere se il sole deve continuare a sorgere a oriente piuttosto che a occidente o viceversa, accidenti non mi ricordo mai da che parte sorge e quindi ti devo lasciare. Per la banchisa dei ghiacci al limone vai sempre dritto, costeggia il lago, poi svolta alla volta delle siepi di gommalacca e quindi sali lungo i sentieri del sale grosso, poi scendi lungo quelli del sale fino, fino ad arrivare alla grotta delle balene innamorate. Qui fermati e chiedi, scusa ma devo andare. Prima però ti faccio due raccomandazioni. Portati uno scalpello e un martellone per spaccare il ghiaccio e poi stai attento all’Orso Orsù che crede di essere il padrone della banchisa e che non ha piacere che qualcuno vada a toccare la sua proprietà. L’unico modo di rabbonirlo è di parlargli dello stoccafisso , va matto per gli stoccafissi e solo a sentire nominare il loro nome, va in brodo di giuggiole….   Arrivederci ragazzo, piacere di averti conosciuto -   e scomparve strisciando tra le foglie secche e gli arbusti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lucertola Jim

 

Ero ancora interdetto per la sorpresa dell’ultimo incontro e incerto mi stavo avviando lungo il sentiero indicatomi da Sir Pacchione, quando improvvisamente mi corse davanti una lucertola e si mise proprio di fronte a me, tanto che sentivo distintamente il suo respiro affannoso.

- Ciao straniero da dove vieni ?   - Io vengo dalla terra dei miei avi – risposi.

- E dove stai andando ? –

- Vado in cerca della distesa dei ghiacci al limone, sai con questo caldo…

- E come ti chiami? - 

- Mi chiamo Uomo - E tu? –

- Piacere di conoscerti io sono Jim la Lucertola; se vuoi ti accompagno, tanto ho finito i compiti - 

- Benissimo era proprio quello che cercavo, qualcuno che mi accompagnasse laggiù !-

Ci avviammo quando sulla sinistra vidi un capannone o per meglio dire sembrava un hangar di quelli dove si custodiscono o si riparano gli aeroplani.

– Cos’è quello? Chiesi a Jim  -

- E’ un hangar, non vedi ? –

- E cosa contiene ? –

- Lì c’è l’aeroplano sul quale fece il suo ultimo volo Antoine de Saint Exupéry.-

- Ma non è disperso in mare ?- Feci io

- Sì ma i nostri cugini pesci lo hanno trovato, ce lo hanno mandato smontato pezzo per pezzo e adesso lo stiamo  rimontando per poi esporlo al Museo dei grandi amici degli animali.

- Ecco perché non si trova più in fondo al mare ! Ma dimmi... S. Exupéry era un vostro amico? - 

- Certo, uno dei migliori: pochi uomini ci hanno voluto bene come lui e così noi per riconoscenza facciamo questo.-

- Ma pensa,  feci io – Intanto eravamo arrivati alla siepe di gommalacca e si vedeva in lontananza la distesa di ghiaccio al limone.

- E come fate a tenere fresco il ghiaccio ? –

- Beh è una invenzione del furetto Supergenio che ha inventato una macchina che funziona con lo stesso principio di quella che fa i ghiaccioli solo che è molto più potente .-

- Ma parlami di te Jim: finora ho conosciuto La Topa model Eufemia e il Sir Pacchione Eleuterio che mi hanno raccontato di sé e tu ? –

- Io sono piccolo, sono ancora un bambino: il mio sogno è di diventare una rock star e di essere un giorno famoso in tutto il mondo . – Tossisce, mi guarda, diventa rosso.

- Vuoi sentire una mia composizione ? - 

- Dai –

- Ti farò sentire una mia composizione, il blues della lucertola , fa così –

 

Sono nato nella valle del buio e sono nato lucertola

Sono nato nella valle del buio e sono nato lucertola

Un giorno mi arrampicherò fino al sole

Tutti gli animali della palude mi vedranno

E gli verrà un colpo

 

-  Dewon deown blup blup- ( con la bocca finge un assolo di chitarra)

-  Bene bravo basta così – ( non immaginavo che le lucertole cantassero così male )

-  Non ti è piaciuto ? - 

-  Come no ! E’ solo che ho fretta, devo arrivare alla distesa prima che faccia notte se no poi avrò freddo a dormire sulla distesa di ghiaccio -

 - Non preoccuparti per l’oscurità, adesso chiamo le mie amiche lucciole che ti scorteranno per l’ultimo tratto, io devo tornare indietro, perché se mia mamma sa che parlo con gli sconosciuti me ne dà tante che mi trasforma in un serpente a sonagli ! -

-  Va bene vai , ciao e buona fortuna -  Intanto Jim prende il suo cellulare e chiama le lucciole, vedo che discute animatamente poi chiude la comunicazione, mi saluta ancora con la zampa destra e se ne va . Dopo poco arrivano le lucciole in formazione, ma di questo vi parlerò nella prossima puntata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL GATTO ARTEMIO E IL CORVO BLACK BIRD

 

Ben arrivate lucciole, feci io, ma ditemi, quanto ci metteremo ad arrivare alla distesa dei ghiacci al limone ?

- Dipende da quanto velocemente alzi le chiappette ! – E giù tutte a ridere…..

- Io rimasi sorpreso dalla lingua lunga delle lucciole e lì per lì non seppi cosa rispondere.

- Dai non prendertela, siamo solo un po’ birichine ma non siamo cattive: siamo qui per aiutarti. Vedrai che insieme ci divertiremo.-

Le seguii su per il sentiero del sale grosso e grosso diventava anche il mio respiro e un po’ affannoso, ma tenni duro e riuscii a star dietro a quelle simpatiche lucette.

    A un certo punto mentre nell’oscurità sempre più fonda procedevamo senza voglia di parlare,quasi immagati dal paesaggio, sentimmo un potentissimo

MMMMIAAAOOOO ! – Chi sei ? – feci io e le lucciole di rimando

Chi sei, dove sei, vieni fuori gatto e con le zampe in    alto ! –

 

 

    Di nuovo – MIAOOOOOOO NGHE’ NGHE’ – Ci fermammo, ma non riuscivamo a capire dove fosse il gatto che piangeva come un matto, finchè una lucciola si spostò col posteriore sulla destra e illuminò il muso di un gatto sulla trentina, baffi grigi punta bianca e resto grigio e nero. Vistosi scoperto smise di piagnucolare e si dette un certo contegno.

Sono il gatto Artemio e  sono solo come un cane. La mia adorata Eeva Lisa gattina finlandese che amavo tanto, mi ha lasciato per un gattaccio di strada e io non posso più vivere senza di lei, voglio morire, voglio buttarmi nella distesa di ghiaccio e diventare tutto di ghiaccio, così avrò finito di soffrire –

Io rimasi in silenzio per vedere se le lucciole sarebbero intervenute, e infatti gli si fecero tutte sopra e cominciarono a prenderlo in giro.     

  - Oh povero gatto innamorato ha perso la sua Tittina, oh come farà adesso, nelle notti di luna piena chi lo consolerà….   Ma va là, mona di un gatto con tutte le gattine che ci sono in giro per la palude e poi “ gatta e buoi dei paesi tuoi “: vieni con noi vedrai che ti passerà e che alla distesa del ghiaccio limonato invece di ghiacciarti ti farai una bella scorpacciata di acciughe… - Acciughe ? – Al solo sentir nominare i profumati pescetti Artemio si rianimò e di buon grado ci seguì su per il sentiero del sale grosso. Un ben strana compagnia, pensate un uomo, un gatto innamorato e una miriade di lucciole; tutti in marcia verso la distesa di ghiaccio al limone.

- Dai Artemio raccontaci di te intanto che arriviamo alla cima della collina, dove ci fermeremo un po’ a riposare…. –

- Beh di me c’è poco da dire: sono nato a Venezia quando Venezia era la città dei gatti e si faceva baldoria notte e giorno. C’erano delle vecchine che a Castello vicino all’Arsenale ci portavano il pesce fresco tutte le mattine! Io avevo studiato da marinaio e così trovai lavoro su di una nave da pesca che batteva i mari del nord. Fu lì che conobbi Eeeva una volta che ci fermammo nel porto di Helsinky. Lei era una gattina di buona famiglia e i suoi non volevano che si mettesse con un gatto onesto ma povero come me e così decidemmo di scappare insieme e dopo aver tanto peregrinato e aver patito tanta fame ma tanta ma tanta, siamo arrivati alla palude dove ci siamo fatti voler bene subito da tutti e sembrava un sogno dopo quello che avevamo patito. Ma adesso lei non c’è più accanto a me….. 

- MMMMAAAAOOOOO   MMMMAAOOOOO –

   Credetemi, Non c’è niente di peggio di un gatto innamorato , è davvero inconsolabile e solo a momenti l’idea di una lisca di pesce o di una bella frittura mista riescono a lenirne il dolore. Intanto tra un mao e un guarda che luna  eravamo arrivati alla sommità della collina del sale grosso e fino.

   Qui ci sedemmo a riposare e si avvicinò svolazzando Blackbird .

Le lucciole lo conoscevano bene, chi non sapeva la sua storia  qui…

Era stato creato da John Lennon nella famosa canzone e da allora svolazzava per ogni dove  canticchiando “ Black bird fly.. black bird fly …

- Ciao Black come va – fece Lucciola 1 . E’ tanto che non ti si vede.

- Già, sono stato negli USA per i concerti di Paul e sono tornato da poco. -

-  E ti fermerai un po’ con noi ? –

-  E no mi spiace ma sono stato invitato a far parte dell’entourage della tournèe degli Stones da settembre e mi faranno cantare anche una canzone! –

-  Ah sì e quale ? –

-  Si intitola “Questa pazza vita mia”, fa così : 

 

Seduto al volante della mia Ford 8 V

ho corso giorno e notte sulla route 66

Ogni passerottina che incontravo era subito mia

Ogni bar che incontravo una bottiglia di gin

Dalla radio di bordo solo vecchio e buon Rock

Ehi amico dimmi : con chi dovrei cambiare

questa pazza vita mia.

 

-  E’ proprio una canzone da Stones  feci io, ma possibile che te la facciano cantare ? E poi chi l’ ha scritta ? -

- Mick Jagger in persona e Keith gli ha aggiunto la bottiglia di gin Eh Eh...Sai come va la vita. - - Già – feci io – Beh auguri allora chissà che non diventi famoso e che un giorno io possa dire ai miei nipoti : ho conosciuto Black Bird

-  Puoi starne certo amico, puoi starne certo –

-        -          A questo punto le luccioline cominciarono a sbadigliare e ad avere sonno, un sonno tremendo tanto che si addormentarono e le loro luci diminuirono di intensità, così io e il gatto Artemio decidemmo di farci un pisolo, avremmo continuato il nostro cammino l’indomani. Prima di addormentarmi vidi  con la coda dell’occhio  Black Bird che svolazzava poco lontano e poi lo sentii allontanarsi canticchiando: “ Seduto al volante della mia 8 V … “

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NELLA BANCHISA DEL GHIACCIO AL LIMONE, L'INCONTRO CON IL CANE TOTÒ E L'ORSO ORSÙ  

 

Ad un certo punto il nostro sonno fu squarciato da un repentino MMMMAAAOOOOOOO NGHE’ NGHE’  : il gatto Artemio si era svegliato per un bisognino e gli era tornata in mente la sua sventura aveva ripreso a piangere e non riuscivamo più a fermarlo: si svegliarono anche le lucciole e presero a volteggiare.

Luc 1 – Sto mona di un gatto non si riesce a calmarlo –

Luc 2 – prendiamo un martellone, forse servirà-

Luc 3 – Secondo me l’unica è chiamare la psicologa delle SSADP  (Servizio Sanitario Animali della Palude ) –

Luc 4 – Sì, ma a quest’ora è fuori servizio –

A questo punti intervenni io. – Permettete che mi introduca nel vostro conciliabolo ? -

Ho dentro il mio zainetto un kit di emergenza per gatti innamorati con tanto di una bella siringa e dose di calmante per cammelli .-

-A quel punto si sentì nettamente un MIAAAA troncato di netto e vedemmo un polverone tremendo alzarsi dal posto dove si trovava Artemio.  Per darvi l’idea della velocità con cui scappò il muso era già  a 8 km e la coda ancora doveva partire !

Cominciava ad albeggiare e le lucciole sbadigliando mi salutarono dicendo che non serviva più il loro aiuto, mi indicarono la strada per il sentiero di sale fino e mi dissero che sarei arrivato di lì alla Baia dove si trovava la banchisa, accanto alla grotta delle balene innamorate.

Partii arzillo e rinfrancato e sbandavo che non vi dico su quel sentiero così strano e In poco tempo fui alla riva. Lì  ebbi una sorpresa: iniziò a nevicare infatti il clima era adeguato al mantenimento della banchisa di ghiaccio al limone.

Trovai un baracchino con un vecchio cane semicongelato e improvvisamente mi ricordai che ero senza martellone per rompere il ghiaccio così pensai di chiedergliene uno in prestito.

- Ciao cane avresti per caso un martellone rompighiaccio da prestarmi ? –

- RALF RALF, martelloni? Certo che ho cartelloni, è il mio lavoro noleggiare cartelloni ai turisti come te ! 10 cents l’ora più una cauzione di venti dollari. -

-        -         -       Martelloni non cartelloni, mi serve un martellone per rompere il ghiaccio e farmi una scorpacciata di ghiaccio al limone !

-        -         -       Ah martelloni, mumble mumble , ma certo che ho il martellone che ti serve: te lo vado a prendere subito, fa venti cents l’ora più cauzione di venticinque dollari ! –

-        -         -       Accidenti ti fai pagare bene. Mi sembri un po’ congelato cosa fai qui con sto tempaccio, abiti sempre qui ?-

- Ralf Ralf Nghee Ngheee

- Mammamia!- feci- Un’altro che piange, preparo subito la siringa col calmante ! -

-        -         RALF RALFaspetta amico io sono il cane Totò e sono qui da quando ho perso il mio padrone. Devi sapere che io avevo un padrone come te e vivevo in una bella villa alla periferia di Rio de Janeiro. Il mio padrone Antonio era un brav’uomo e amico degli animali. Un giorno venne qui in visita come te e uio a vedere questo posto con tutti gli amici me ne andai per conto mio e mi dimenticai di lui che mi aspettò per ben due giorni sulla riva del mare di ghiaccio e alla fine si stancò e tornò indietro senza di me. Quando tornai era troppo tardi e rimasi qui ad aspettarlo. Da quel giorno sono passati dodici anni, ma spero sempre che un giorno lui torni a prendermi e mi prepari ancora come una volta quelle belle zuppe di pasta pane e brodo di gallina vecchia! Anzi se vai da quelle parti e ti capita di incontrarlo supplicalo di venire a prendermi…. Eccoti il martellone, ti avranno parlato dell’orso Orsù, no ? Bene non è cattivo ma bisogna saperlo prendere, soprattutto è geloso della sua distesa e non ha piacere che i forestieri gliela mangino. Tieni questo stoccafisso è compreso nel prezzo , vedrai che lo rabbonirà.-

 

 

- Ciao cane, grazie di tutto: questi sono i dieci dollari di cauzione –

Mi avviai felice lungo il molo, scesi attraverso una vecchia scaletta di legno traballante sulla banchisa e cominciai a divertirmi scivolando sul ghiaccio. Piroettavo che era un piacere, quando sentii una voce cavernosa e vidi una grande sagoma bianca.

- Ci siamo , vero? Credi di essere a casa tua e di venire qui a mangiarti il ghiaccio al limone come se niente fosse ? Sai quanta fatica abbiamo fatto a trasportare qui questa banchisa ? Migiaiaia e migliaia di orsi per mesi hanno lavorato a tirarla a nuoto dal Polo Nord a qui, poi arrivi tu e trovi la pappa pronta, vero amico ?-

Mentre parlava da bianco diventava rosso di collera e gli occhi roteavano nelle orbite.

Mi era ormai vicino e stava per ghermirmi con una zampa e scagliarmi a qualche chilometro  di distanza, quando tutto tremante tirai fuori lo stoccafisso e lo mostrai impugnandolo con tutt’e due le braccia sollevate in alto.

- Uella che sollucchero, ah beh se è così cambia tutto caro amico mio. Questo stoccafisso è segno imperituro della eterna amicizia che vi è e vi sarà tra gli esseri umani e gli orsi bianchi…  GNAM GNAM GNAM   mmmmmm che buono è meglio di quello che mangiai nel ’36 a Osaka quando feci la comparsa nel film sulle olimpiadi invernali. Bene fai pure come se fossi a casa tua amico mio: piroetta sul ghiaccio, tuffati, mangia tutto il ghiaccio che vuoi insomma stammi bene io ho da fare…-

Si allontanò con lo stoccafisso e lo vidi scomparire all’orizzonte felice come un orso bianco che mangia uno stoccafisso ! Anch’io ero felice e cominciai a spaccare il ghiaccio e a mangiarlo a più non posso. Era così buono che difficilmente potreste capirne la bontà se io ve la descrivessi. Non so se furono giorni settimane o mesi certo che il tempo che io rimasi sulla banchisa a nutrirmi di ghiaccio al limone non si può misurare con il tempo umano: fu un’era di beatitudine.  Anche le cose più belle tuttavia ad un certo punto stancano e così una mattina vidi arrivare al porto una nave tritaghiaccio e decisi di imbarcarmi e di andare al di là della banchisa di ghiaccio per completare la mia avventura.

Di quello che mi sarebbe accaduto in questo frangente vi parlerò nella prossima puntata. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NELLA GROTTA DELLE BALENE INNAMORATE E NEL PARADISO DELLE VITI GIGANTI

 

La nave tritaghiaccio era ormai a poche miglia da me quando mi ricordai che dovevo riportare indietro il martellone preso a noleggio. Per fortuna arrivò un armadillo che trainava un rik-sciò con pattini al posto delle ruote e in un men che non si dica fui al  cospetto del cane Totò che mi aspettava con un naso tutto bagnato, tipico dei cani raffreddati. - Giao amigo come va? Sei già di ritorno ? -

Sì – feci io – non ho molto tempo e devo cercare di muovermi , sai il mio è un viaggio last minute, di quelli che devi tornare entro una settimana se no ti aumentano il costo del viaggio ! -

- Sì va bene però... - 

- Però cosa ? - 

- Però una capatina alla grotta delle balene innamorate non la fai ? Vengono da tutto il mondo per vederla - E va bene - feci io – Dimmi come faccio ad arrivare.-

- Sali lungo il sentiero di zucchero e torrone e scendi lungo la discesa di pop corn: lì c’è l’ingresso della grotta.-

Arrivai alla grotta tutto trafelato, sbandando per paura di perdere la nave che era ferma alla banchisa per le formalità consuete, cercando di resistere alla tentazione di riempirmi la pancia di torrone e pop corn.

Entrai e nella penombra vidi una scena che non dimenticherò mai : una grotta enorme piena di balene che soffiavano getti d’acqua altissimi e si lamentavano in coro per un po,’ poi si fermavano e una sola cominciava la lamentazione della balena innamorata e poi di nuovo tutte insieme a intrecciare cori impressionanti per la suggestione che comunicavano. Finito il coro si muovevano in cerchio facendo alte onde che andavano a cozzare sulle pareti della grotta con un rumore sordo e assordante. Poi di colpo senza che nessuno desse il là si fermavano e ricominciava la lamentazione: pensate, poteva andare avanti anche dei mesi!  Mi chiederete: ma allora non finiva mai sta benedetta lamentazione ? Certo per le fortunate o i fortunati che vedevano arrivare i loro amati e allora era una scena indimenticabile...  La balena fortunata si immergeva e saltava fuori dall’acqua in segno di gioia e poi si univa al compagno o alla compagna nuotando assieme verso l’uscita della grotta. Tutte le altre balene nella scia seguivano schiamazzando e prendendo in giro i due innamorati finchè quelli sparivano all’orizzonte e le altre tornavano dentro la grotta tutte tristi ad aspettare miglior sorte.

Provai a interrogare qualche balena ma mi fu impossibile udire la risposta perchè il fragore delle lamentazioni copriva le tenui voci di chi mi rispondeva. Decisi così di andare verso la nave tritaghiaccio e mi imbarcai.

A bordo c’era un rumore infernale. Pensate al macello che fa un normale tritaghiaccio: pensate una intera nave che tritava e sputava fuori granite al limone in quantità colossali. Io però ero sazio e devo dire che per parecchi mesi dopo quella scorpacciata non ho più potuto nemmeno lontanamente pensare all’idea di un limone e di un pezzo di ghiaccio....

La nave prese comunque ad andare ed io ero sistemato in una piccola cabina . Dopo poco che ero entrato mi addormentai e così rimasi tutto il tempo del viaggio : mi svegliai che eravamo arrivati al Paradiso delle Grandi Viti.

Scesi a terra col mio zaino e mi avviai : intorno a me enormi viti e cartelloni che indicavano osterie e decantavano la bontà del vino prodotto. Grappoli d’uva grandi come case, chicchi grossi come palloni da football, qualcosa di incredibile !

Voi mi chiederete quali animali popolassero questo nuovo ambiente: ebbene erano strani animali che si chiamavano esseri umani e si credevano superiori a tutti gli altri, anzi erano convinti che tutto il creato fosse stato fatto per loro e basta e che gli altri animali fossero solo stati creati per essere mangiati e usati da loro.

Voi mi direte ma che schifo che razza di bestie  questi esseri umani, ma dovete capire che se ragionavano così la causa era nella grande quantità dei bicchieri di vino che si bevevano dalla mattina alla sera e che faceva vedere loro il mondo attraverso la lente deformante della sbronza. Beh direte voi quando rinsavivano dalla sbronza allora era diverso...   Eh no cari miei: ancora peggio perchè allora saltavano fuori le teorie della superiorità della razza, che vuole gli uomini esseri superiori a tutti gli altri esseri del creato. Persino alle rondini chiederete voi.. Ebbene sì a qualsiasi specie animale del creato. Devo dire che dopo aver assaggiato qualche bottiglione anch’io stavo per cadere nell’equivoco e partecipare ai cori e alle imprese dei miei amici , ma per fortuna mi salvò il telefonino. Squillò al’improvviso: era Priscilla che mi chiedeva conto di quello che stavo facendo. Qualcuno le aveva riferito della mia ubriacatura e così mi vergognai moltissimo e decisi di lasciare immediatamente i Grandi Vigneti. Scusatemi se ho parlato male del genere umano, ma poco davvero di buono c’è da dire a suo favore e se un domani dovessi riscontrare qualche elemento positivo state certi che ve lo dirò!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA COCCINELLA ELISA E IL CONDOR GRATTA E VINCI

 

Mi stavo incamminando un po’ triste dopo l’ultima sosta e scuotevo il capo pensando a che razza di genere appartengo quando mi si posa sulla spalla destra una coccinella.

- Ciao come ti