STORIE DI GIOIELLI E DI CASSETTE DI SICUREZZA

 

Vi ho già parlato di Fina e di quello che è stato tra noi. Era circa il 1980 e io volevo farle un regalo che esprimesse il mio amore per lei. Un giorno passeggiando per via Montenapoleone a Milano vidi un bell’anellino da Cusi una delle gioiellerie che preferisco per design e vinta qualche esitazione entrai e chiesi il prezzo. Costava un milione di allora e aveva uno smeraldo contornato da tre brillantini a destra e tre a sinistra disposti in forma triangolare. Decisi di prenderlo, chiesi però di trovare uno smeraldo più scuro perché il verde chiaro  dello smeraldino non mi piaceva. Ci mettemmo d’accordo per S,Ambrogio , c’era ancora un mese di tempo per la ricorrenza e così avrei dato a Fina un segno del mio amore.

Il mese passò in fretta io vendetti una ch8tarra elettrica molto bella, una Alex di un liutaio di New York nera tutta lavorata, post moderna direi con due pi-ckup Di Marzio che facevano sobbalzare anche la Madonnina del Duomo ogni volta che accendevo e pompavo l’amplificatore. La vendetti ricordo per 650 000 lire a un amico del Gallerani e poi mia madre mi diede un po’ di catenine e la differenza la mettevo poi io.

Arrivò il grande giorno io ero emozionato entrai con mia madre. Ci presentammo: mia Zia Maria, sorella di mio padre, aveva lavorato lì tutta la sua vita ed era stata molo benvoluta. Mio padre ance aveva lavorato per Cusi come mediatore di pietre. Mi aspettavo dunque un trattamento di favore, ma non fino al punto che adesso sentirete. Il commesso ci accoglie dicendo che purtroppo il signor Cusi è occupato. E mi mostra l’anellino che avevo visto in precedenza con la stessa pietra che non mi piaceva dicendo che purtroppo non era stato possibile trovarne una come volevo io nel breve tempo ma che mi avrebbe fatto uno sconto. Io dissi di no che non importava, pazienza. Il commesso rimase interdetto e chiese se era per un fidanzamento, beh circa dissi io dato che io e Fina di queste cose proprio non ci interessavamo e il nostro rapporto era basato più sull’affetto che sull’ufficialità.

Non importa feci io tornerò più avanti non succede niente non c’è nulla che vada a monte

Aspetta mi fa il commesso e torna con un altro anello: uno smeraldo verde profondo che troneggiava tra brillanti grossi tre volte quelli dell’altro anello. Bello faccio io ma chissà cosa costerà…

Aspetti, va di là, parla.  Torna: possiamo farle due milioni e mezzo proprio perché è Lei. Grazie faccio io ma non è possibile non intendo spendere questa cifra, va oltre le me possibilità,  non importa davvero non si preoccupi. Aspetti ancora un momento mi fa il commesso e va di nuovo di là.

Torna mette il gioiello in un sacchettino verde io lo guardo e non capisco cosa stia facendo, me lo porge:

lo guardo e gli chiedo. Beh?  Il  signor Cusi glielo mette a u milione. Caspita faccio io divento rosso per l’emozione: anche i gioiellieri hanno un cuore!

Poi tra me Fina come ho già raccontato le cose non andarono come si sperava e io mi ritrovai con l’anello senza sapere che farne e soprattutto col terrore che me lo rubassero: aprii una cassetta di sicurezza nella banca di Jesolo dove insegnavo a quel tempo: Quando andai a depositare l’anello la cassetta non si aprì e dovettero chiamare un fabbro e spaccare tutto per poterla aprire. Mi diedero le chiavi : quando andai via da Jesolo  chiusi il conto corrente e la cassetta le chiavi che avevo riposto nel primo cassetto di un comò non si trovarono e dovetti pagare per fare di nuovo sostituire la serratura.

VI chiederete che fine ha fatto l’anello? Lo regalai alla fine lo stesso a Fina in segno di grande amicizia e
lei contraccambiò con una chitarra classica di una rinomata liuteria bolognese.

 

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